⚛️ Informazione di percorso, rinculo e quantità di moto nella doppia fenditura
Nell’esperimento della doppia fenditura, la scomparsa delle frange viene spesso spiegata attraverso una frase intuitiva: osservare la particella significa disturbarla. La frase non è completamente falsa, ma concentra sotto un’unica parola processi fisici differenti. Un apparato può trasferire quantità di moto, modificare la fase, correlare il cammino con uno stato interno oppure disperdere la coerenza nell’ambiente. Questi fenomeni possono accompagnarsi, ma non sono sinonimi.
Il problema scientifico diventa allora più preciso: quando otteniamo informazione sul percorso, la particella riceve necessariamente un calcio meccanico capace di cancellare le frange, oppure la perdita d’interferenza deriva da una trasformazione più generale dello stato quantistico?
La controversia sviluppata tra gli anni Novanta e gli esperimenti successivi mostra che la misura produce una back-action reale, ma questa non deve necessariamente assumere la forma classica di un urto localizzato. Ciò che cambia è l’intera struttura fisica delle alternative, comprese le loro correlazioni e la distribuzione della quantità di moto.
🧭 Una domanda diversa dal precedente capitolo
Nel capitolo dedicato al marcatore di percorso è stato mostrato che le frange diminuiscono quando i due cammini diventano correlati con stati distinguibili di un apparato. Il punto centrale era la perdita di coerenza locale: se il cammino A lascia una registrazione diversa dal cammino B, le due alternative non possono più contribuire nello stesso modo alla distribuzione interferenziale osservata sulla particella.
Qui il problema è più ristretto e tecnicamente differente.
Non dobbiamo nuovamente stabilire perché l’informazione sul percorso riduca l’interferenza. Dobbiamo comprendere in quale senso la misura modifica il moto della particella.
Una misura capace di identificare il percorso deve necessariamente imprimere alla particella un impulso casuale, oppure può cancellare l’interferenza attraverso correlazioni quantistiche senza produrre il tradizionale rinculo localizzante?
Questa domanda ha generato una controversia reale nella fisica dei fondamenti. Le due posizioni non discutevano l’esistenza dell’interazione tra sistema e apparato: discutevano quale tipo di trasformazione fosse necessario per spiegare la perdita delle frange.
⚙️ La parola “disturbo” contiene grandezze diverse
Nel linguaggio classico, disturbare una particella significa generalmente applicarle una forza. L’effetto viene descritto come una variazione della quantità di moto:
Δp = p_finale − p_iniziale
Se la variazione è casuale e sufficientemente grande, la direzione della particella diventa meno definita. In una doppia fenditura, una distribuzione casuale di impulsi può spostare le singole figure interferenziali fino a produrre, dopo molti eventi, una distribuzione senza frange visibili.
Questo meccanismo è fisicamente possibile, ma non rappresenta l’unico significato di “disturbo”. Occorre distinguere almeno quattro livelli.
- Rinculo meccanico: trasferimento di quantità di moto provocato da un urto, da uno scattering oppure dall’emissione e dall’assorbimento di radiazione.
- Variazione statistica del momento: trasformazione della distribuzione delle quantità di moto, anche quando il valore medio resta quasi invariato.
- Back-action quantistica: modificazione dello stato causata dall’interazione di misura, comprendente fase, ampiezza, entanglement e correlazioni.
- Perdita di coerenza locale: riduzione dei termini interferenziali quando il sistema viene considerato separatamente dall’apparato o dall’ambiente.
La differenza tra il primo e il secondo livello è particolarmente importante.
Una distribuzione può modificarsi senza che cambi sensibilmente la sua media. Se impulsi positivi e negativi vengono distribuiti simmetricamente, il loro valore medio può restare vicino a zero, mentre la varianza e la forma complessiva della distribuzione aumentano.
Perciò l’assenza di un rinculo medio osservabile non dimostra automaticamente l’assenza di ogni perturbazione della quantità di moto.
Allo stesso modo, una variazione del momento non dimostra che la perdita delle frange sia stata prodotta da un singolo calcio classico. La trasformazione può essere distribuita, condizionata dallo stato del rivelatore o manifestarsi soltanto dopo la propagazione.
🎯 Il modello classico del calcio casuale
La spiegazione più immediata della complementarità deriva dal microscopio ideale discusso da Werner Heisenberg e ripreso da Niels Bohr.
Per determinare con maggiore precisione la posizione di una particella occorre utilizzare una sonda con lunghezza d’onda sufficientemente corta. Una radiazione con lunghezza d’onda corta possiede una quantità di moto elevata. Quando interagisce con la particella, introduce quindi un’incertezza nella sua quantità di moto.
Nel caso della doppia fenditura, conoscere il percorso significa localizzare la particella abbastanza bene da distinguere le due aperture. Se la loro distanza è indicata con d, la risoluzione richiesta introduce una scala caratteristica dell’ordine:
Δp ≈ h/d
La relazione esprime un ordine di grandezza, non una legge universale valida nello stesso modo per ogni apparato.
Se il trasferimento casuale di momento raggiunge una scala paragonabile a h/d, la fase relativa tra i cammini può variare abbastanza da cancellare il contrasto della figura accumulata.
Questa descrizione possiede una forza intuitiva: per sapere dove si trova la particella dobbiamo interagire con essa; l’interazione modifica il suo moto; la modifica distrugge le frange.
Il limite della spiegazione emerge quando l’informazione sul percorso viene registrata attraverso variabili che non richiedono la localizzazione spaziale tradizionale. Il cammino può essere associato, per esempio, a uno stato interno dell’atomo, alla polarizzazione di un fotone o allo stato di una cavità. In questi casi il dispositivo distingue le alternative senza comportarsi come un microscopio che illumina e colpisce la particella.
Pietra miliare: il calcio casuale è un possibile meccanismo di perdita dell’interferenza, ma non può essere assunto come definizione universale della misura quantistica. Un apparato può registrare il percorso attraverso correlazioni interne, senza fornire una localizzazione classica ottenuta mediante un forte scattering.
🧪 Scully, Englert e Walther: informazione senza rinculo localizzante
Nel 1991 Marian O. Scully, Berthold-Georg Englert e Herbert Walther proposero esperimenti ideali di ottica quantistica destinati a separare due concetti spesso considerati equivalenti: acquisizione dell’informazione sul percorso e perturbazione meccanica dovuta alla localizzazione.
Il loro schema utilizzava atomi e cavità a microonde. Un atomo poteva seguire due percorsi alternativi e depositare un quanto di eccitazione nella cavità associata al cammino attraversato.
Se il passaggio lungo A lasciava eccitata la cavità A e il passaggio lungo B lasciava eccitata la cavità B, lo stato complessivo assumeva schematicamente la forma:
|Ψ⟩ = 1/√2 · (|A⟩|C_A⟩ + |B⟩|C_B⟩)
Le cavità funzionavano come memorie fisiche del percorso. L’informazione non era conservata nella posizione finale dell’atomo, ma nello stato del campo elettromagnetico.
La caratteristica decisiva era che la radiazione nella cavità possedeva una lunghezza d’onda troppo grande per localizzare l’atomo con la precisione necessaria a distinguere geometricamente i due percorsi secondo il modello del microscopio di Heisenberg.
La perdita delle frange non poteva quindi essere attribuita semplicemente a un forte rinculo localizzante.
La spiegazione proposta era fondata sull’entanglement: ogni cammino risultava correlato con uno stato differente della cavità. Poiché le due registrazioni erano distinguibili, la fase relativa non era più accessibile osservando soltanto l’atomo.
Questa tesi viene talvolta riassunta dicendo che l’informazione distrugge l’interferenza senza disturbare la particella. La formulazione è però troppo forte.
L’atomo interagisce realmente con il campo della cavità. Lo stato complessivo viene modificato. Ciò che viene escluso non è ogni forma di back-action, ma la necessità di spiegare il fenomeno attraverso un calcio classico localizzato e sufficientemente intenso da rendere incerta la traiettoria.
La conclusione corretta è quindi:
La distinguibilità del percorso può essere costruita senza ricorrere al tradizionale meccanismo di localizzazione mediante scattering.
🔍 Storey, Tan, Collett e Walls: il momento non può restare intatto
Nel 1994 Pippa Storey, Sze M. Tan, Matthew J. Collett e Daniel F. Walls presentarono un’obiezione fondamentale.
Secondo la loro analisi, in una doppia fenditura fissa qualsiasi dispositivo capace di determinare perfettamente il percorso deve produrre una trasformazione della distribuzione della quantità di moto. Tale trasformazione deve includere componenti su una scala almeno comparabile a:
h/d
dove d rappresenta la separazione tra le fenditure.
L’argomento non richiede che ogni particella riceva lo stesso impulso, né che esista un rinculo medio diretto. Richiede che la trasformazione introdotta dal rivelatore sia abbastanza ampia, nello spazio dei momenti, da eliminare la coerenza tra due regioni spazialmente separate.
Il punto può essere compreso attraverso la relazione tra posizione e quantità di moto.
Una separazione spaziale d corrisponde a una struttura oscillatoria nello spazio dei momenti. Per distruggere la capacità dei due contributi di interferire, la trasformazione deve contenere una sufficiente gamma di componenti di momento. Se il dispositivo potesse operare limitandosi a impulsi molto inferiori alla scala h/d, una parte della coerenza dovrebbe sopravvivere.
Storey e collaboratori non riportavano necessariamente il problema al modello ingenuo di una pallina colpita da un’altra pallina. La loro conclusione riguardava il supporto e la struttura della distribuzione del momento.
La domanda non è più soltanto:
La particella riceve un calcio?
Diventa:
Quale trasformazione della distribuzione di quantità di moto è matematicamente necessaria affinché i percorsi diventino perfettamente distinguibili?
🧩 Due tesi apparentemente opposte
La posizione di Scully, Englert e Walther e quella di Storey, Tan, Collett e Walls vengono spesso presentate come incompatibili.
La prima afferma che l’informazione sul percorso può essere ottenuta senza il consueto rinculo richiesto dalla localizzazione.
La seconda afferma che una rivelazione perfetta del percorso deve comunque modificare la distribuzione della quantità di moto.
Le due tesi possono convivere se si distinguono tre affermazioni:
- non è necessario un calcio classico localizzato;
- non è necessario osservare una variazione media macroscopica del momento;
- può essere comunque necessaria una redistribuzione quantistica delle componenti di momento.
L’assenza del primo fenomeno non implica l’assenza del terzo.
Una trasformazione quantistica può modificare la fase e le componenti spettrali dello stato senza produrre una deviazione unica attribuibile a ogni evento. Il cambiamento può dipendere dalla base di misura, dalle correlazioni con il marcatore e dalla successiva propagazione.
La struttura è analoga a ciò che accade quando due distribuzioni differenti possiedono la stessa media. Conoscere soltanto il valore medio non permette di ricostruire:
- la varianza;
- le code della distribuzione;
- la presenza di picchi multipli;
- le correlazioni condizionate;
- le componenti negative di una quasi-distribuzione;
- la dipendenza dalla base scelta.
Per stabilire se la quantità di moto sia stata perturbata non basta quindi confrontare il momento medio prima e dopo la marcatura. Occorre definire quale distribuzione viene misurata e quali statistiche vengono considerate.
📊 Media, varianza e distribuzione completa
Supponiamo che la particella riceva impulsi +q e −q con uguale probabilità.
La variazione media è:
⟨Δp⟩ = 0
Ciò non significa che il sistema non sia stato perturbato. La varianza aumenta:
⟨(Δp)²⟩ = q²
Nel caso quantistico la situazione può essere ancora più articolata. Non sempre è possibile descrivere il processo attraverso una distribuzione classica positiva di impulsi indipendenti. La trasformazione può richiedere distribuzioni condizionate o quasi-probabilità, nelle quali compaiono valori negativi o componenti non interpretabili come semplici frequenze classiche.
Questo non implica che la quantità di moto diventi irreale. Significa che il tentativo di assegnare simultaneamente a ogni evento un percorso definito e un calcio classico definito può essere incompatibile con la struttura del fenomeno.
Per analizzare il disturbo occorre quindi distinguere:
- momento medio: centro della distribuzione;
- varianza: dispersione attorno al centro;
- supporto: intervallo delle componenti di momento presenti;
- distribuzione condizionata: momento associato a uno specifico risultato del marcatore;
- quasi-distribuzione: rappresentazione matematica capace di conservare informazioni di fase non esprimibili come probabilità classiche ordinarie.
La frase “non è stato osservato alcun rinculo” rimane quindi incompleta finché non viene specificato quale di queste grandezze è rimasta invariata.
Pietra miliare: momento medio invariato, assenza di un calcio localizzato e assenza di back-action sono tre affermazioni differenti. Una misura può lasciare invariato il valore medio e modificare comunque la distribuzione, le correlazioni o le statistiche condizionate della quantità di moto.
🧫 L’esperimento atomico di Dürr, Nonn e Rempe
Nel 1998 Stephan Dürr, Thomas Nonn e Gerhard Rempe realizzarono un interferometro atomico nel quale l’informazione sul percorso veniva registrata negli stati interni degli atomi.
L’esperimento era progettato per verificare se la perdita dell’interferenza potesse essere spiegata dal rinculo meccanico esercitato dal dispositivo di marcatura.
Gli atomi seguivano cammini interferometrici e ricevevano marcature interne differenti. La perturbazione della quantità di moto prodotta dal processo era troppo piccola, nella descrizione adottata dagli autori, per spiegare la scomparsa delle frange attraverso il tradizionale argomento del calcio casuale.
La visibilità risultava invece legata alla capacità degli stati interni di distinguere i cammini.
Quando i marcatori interni erano poco distinguibili, l’interferenza rimaneva osservabile. Quando diventavano distinguibili, il contrasto diminuiva.
Il risultato sperimentale sosteneva quindi l’idea che la complementarità fosse governata dalle correlazioni tra moto atomico e rivelatore di percorso.
Questo non dimostrava che nessuna grandezza dinamica dell’atomo fosse cambiata. Dimostrava che il tradizionale aumento dell’incertezza del momento dovuto a una forte localizzazione non era sufficiente a spiegare l’effetto osservato.
🔬 Osservare la perturbazione senza ridurla a un urto
Nel 2019 Ya Xiao e collaboratori affrontarono direttamente il problema della quantità di moto in una misura di percorso realizzata con fotoni.
Gli autori utilizzarono misure deboli per ricostruire l’evoluzione del momento trasversale associata alla marcatura. La misura debole non determina con precisione il valore di una singola particella: raccoglie informazioni statistiche mediante interazioni sufficientemente limitate da non cancellare immediatamente tutta la struttura che si vuole analizzare.
Il risultato mostrò una perturbazione del momento coerente con la perdita della visibilità, ma non riconducibile a un semplice calcio locale nel punto in cui veniva applicata la marcatura.
La trasformazione diventava osservabile durante la propagazione successiva. In altre parole, il cambiamento non doveva essere immaginato necessariamente come un impulso istantaneo che spinge il fotone in una nuova direzione.
La marcatura modificava la struttura dello stato; durante la propagazione successiva, la perturbazione del momento produceva effetti osservabili nella distribuzione spaziale.
Questo risultato fornisce un collegamento tra le due posizioni storiche:
- la perdita dell’interferenza è governata dall’informazione e dalle correlazioni;
- la marcatura produce comunque una perturbazione rilevabile nella struttura del momento;
- la perturbazione non deve assumere la forma classica di un rinculo localizzato.
L’interpretazione delle traiettorie ricostruite mediante misure deboli rimane dipendente dal quadro teorico impiegato. Tuttavia, la misura sperimentale delle statistiche consente di escludere l’alternativa troppo semplice secondo cui o esiste un urto classico oppure non esiste alcuna modificazione dinamica.
〰️ Perché lo spazio di Fourier è decisivo
Posizione e quantità di moto sono collegate attraverso una trasformazione di Fourier.
La funzione d’onda nello spazio delle posizioni descrive come le ampiezze sono distribuite nello spazio. La funzione nello spazio dei momenti descrive le componenti di quantità di moto presenti nello stesso stato.
Due fenditure separate producono una struttura caratteristica nello spazio dei momenti. La separazione d determina la scala delle oscillazioni interferenziali: maggiore è la distanza tra le aperture, più fine diventa la modulazione angolare della figura.
Quando un marcatore associa informazioni differenti ai due cammini, modifica il modo in cui le componenti relative possono essere sommate. Nello spazio di Fourier, questa trasformazione può apparire come una redistribuzione di componenti di momento anche se nello spazio reale non viene osservato un singolo urto localizzato.
La connessione permette di comprendere perché Storey e collaboratori richiedessero componenti dell’ordine di h/d.
Per eliminare una struttura interferenziale legata alla separazione spaziale d, la trasformazione deve agire su una scala coniugata corrispondente. La relazione non stabilisce che ogni particella riceva esattamente l’impulso h/d. Stabilisce che la trasformazione complessiva deve possedere sufficiente estensione nello spazio dei momenti.
La prospettiva di Fourier elimina quindi una falsa opposizione:
assenza di deviazione visibile nello spazio reale non equivale ad assenza di trasformazione nello spazio dei momenti.
🧠 Informazione fisica e dinamica non sono avversarie
Una seconda falsa opposizione contrappone la spiegazione informazionale a quella fisica.
Dire che le frange scompaiono perché è disponibile informazione sul percorso non significa introdurre una causa astratta o mentale. L’informazione esiste perché uno stato fisico dell’apparato è correlato con uno stato fisico del sistema.
Una cavità eccitata, uno spin ruotato o una polarizzazione modificata non rappresentano conoscenze mentali: sono configurazioni materiali distinguibili.
La formazione della correlazione richiede una dinamica. Il sistema e il marcatore interagiscono secondo un Hamiltoniano. L’evoluzione produce entanglement e modifica lo stato congiunto.
La descrizione informazionale risponde alla domanda:
Quanto bene possono essere distinti i due cammini?
La descrizione dinamica risponde invece a domande come:
- quale interazione ha prodotto la correlazione;
- come sono cambiate le fasi;
- quali componenti di quantità di moto sono state introdotte;
- come evolve lo stato durante la propagazione;
- dove viene trasferita la coerenza originaria.
Le due descrizioni non sono concorrenti. La prima quantifica l’accessibilità dell’informazione; la seconda ricostruisce il meccanismo fisico che la rende accessibile.
📏 Una tesi specificamente falsificabile
Tesi falsificabile: in una doppia fenditura fissa, una marcatura capace di rendere perfettamente distinguibili i cammini non deve necessariamente produrre un impulso medio diverso da zero o un calcio localizzato osservabile, ma deve lasciare una trasformazione rilevabile nella distribuzione completa della quantità di moto, nelle statistiche condizionate oppure nelle correlazioni tra sistema e marcatore.
Criterio di falsificazione: la tesi risulterebbe falsa o incompleta se fosse possibile ottenere contemporaneamente:
- distinguibilità perfetta del percorso;
- assenza delle frange nella distribuzione non condizionata;
- nessuna trasformazione rilevabile della distribuzione del momento;
- nessuna variazione delle statistiche condizionate;
- nessuna correlazione fisica con il marcatore o con l’ambiente.
Una situazione del genere eliminerebbe l’interferenza senza lasciare alcuna modifica dinamica o correlazionale identificabile. Non è ciò che prevede la meccanica quantistica standard.
La verifica sperimentale richiede però cautela. “Nessuna perturbazione” non può essere stabilito misurando soltanto il valore medio del momento. Occorre analizzare una famiglia sufficientemente completa di statistiche e definire precisamente il tipo di distribuzione utilizzata.
🔗 Implicazioni e connessioni interdisciplinari
La distinzione tra rinculo, distribuzione del momento e back-action possiede conseguenze che superano la doppia fenditura.
Metrologia quantistica. Ogni misura precisa modifica in qualche modo il sistema osservato. Nei sensori quantistici, il problema non consiste soltanto nel ridurre il rumore tecnico, ma nel controllare la back-action introdotta dalla stessa procedura che estrae informazione.
Misure deboli. Le misure deboli permettono di ricostruire statisticamente grandezze che una misura forte renderebbe inaccessibili. Non eliminano il disturbo, ma lo distribuiscono su molti eventi e consentono di analizzare l’evoluzione condizionata del sistema.
Informatica quantistica. Leggere direttamente quale ramo computazionale contiene l’informazione equivale a rendere distinguibili alternative che devono invece interferire. La perdita di coerenza non deriva necessariamente da un forte trasferimento di energia: può essere provocata da correlazioni minime ma sufficienti a registrare lo stato nel dispositivo o nell’ambiente.
Correzione degli errori. Un errore quantistico può modificare la fase senza alterare immediatamente la probabilità di misurare zero o uno. La semplice osservazione dei valori medi non rivela quindi tutta la perturbazione. Occorre diagnosticare la struttura dell’errore senza estrarre l’informazione logica protetta.
Analisi spettrale. Una trasformazione poco visibile nel dominio spaziale può risultare evidente nel dominio dei momenti. La trasformata di Fourier non crea il disturbo: mostra la struttura coniugata nella quale esso può essere misurato.
Epistemologia scientifica. La controversia dimostra che una spiegazione può essere corretta a un livello e insufficiente a un altro. Il rinculo classico descrive alcuni apparati; l’entanglement descrive la struttura generale della correlazione; l’analisi del momento mostra come la trasformazione si manifesta dinamicamente.
⚠️ Limiti, incertezze, domande aperte
Fatto accertato: la visibilità dell’interferenza diminuisce quando aumenta la distinguibilità fisica dei percorsi. Esperimenti con marcatori interni e apparati fotonici hanno verificato questa relazione in differenti configurazioni.
Fatto accertato: la perdita delle frange non richiede sempre un rinculo localizzante abbastanza grande da essere descritto attraverso il tradizionale microscopio di Heisenberg.
Fatto accertato: specifiche procedure sperimentali hanno rilevato trasformazioni della quantità di moto associate alla marcatura, senza ridurle a un calcio classico istantaneo.
Modello consolidato: la misura viene rappresentata come un’interazione che correla il cammino con uno stato del rivelatore. La perdita d’interferenza nella distribuzione non condizionata deriva dalla riduzione della coerenza tra le alternative.
Limite teorico: non esiste un’unica definizione operativa di disturbo della quantità di moto valida per ogni procedura. Media, varianza, distanza tra distribuzioni, quasi-probabilità e statistiche condizionate possono produrre valutazioni differenti.
Limite sperimentale: una misura diretta del momento può modificare ulteriormente il sistema. Per ricostruire la perturbazione originaria occorrono protocolli indiretti, misure deboli o confronti statistici, ciascuno dotato di proprie assunzioni.
Limite interpretativo: le traiettorie medie ricostruite non dimostrano necessariamente che ogni particella abbia seguito una traiettoria ontologicamente definita. Il loro significato dipende dal formalismo impiegato.
Restano aperte almeno due domande: quale misura di disturbo rappresenti meglio il costo fisico dell’informazione di percorso nei sistemi complessi e fino a quale grado sia possibile ricostruire o invertire la trasformazione del momento quando la marcatura viene dispersa nell’ambiente.
🧩 Sintesi finale
La frase “osservare disturba la particella” appartiene alla storia della meccanica quantistica e conserva un significato fisico. Diventa però insufficiente quando il disturbo viene immaginato esclusivamente come un urto capace di deviare una traiettoria già definita.
Una misura di percorso può registrare l’alternativa seguita attraverso uno stato interno, una polarizzazione, una cavità o un altro grado di libertà. In questi casi la perdita dell’interferenza dipende dalla correlazione costruita tra cammino e marcatore.
Ciò non significa che la particella rimanga dinamicamente intatta.
La trasformazione può non apparire come un calcio localizzato. Può lasciare invariato il momento medio e modificare invece la varianza, le componenti spettrali, le distribuzioni condizionate o l’evoluzione successiva dello stato.
La controversia tra Scully, Englert e Walther da una parte e Storey, Tan, Collett e Walls dall’altra ha chiarito precisamente questo punto.
I primi mostrarono che la complementarità non può essere ridotta al rinculo localizzante del microscopio classico. I secondi mostrarono che una marcatura perfetta non può lasciare completamente intatta la struttura della quantità di moto.
Gli esperimenti successivi hanno reso più concreta la sintesi: la scomparsa delle frange è governata dalla distinguibilità e dalle correlazioni, mentre la back-action può manifestarsi come una redistribuzione quantistica non assimilabile a un singolo urto.
La misura disturba il sistema, ma il suo effetto fondamentale non è necessariamente un calcio meccanico. È una trasformazione dello stato congiunto, delle correlazioni e della distribuzione delle grandezze coniugate.
Non si tratta di un difetto dell’apparato. Non è rumore accidentale aggiunto a una realtà classica già definita. È una conseguenza della struttura della teoria: rendere distinguibili alternative coerenti significa modificare le condizioni fisiche che permettevano loro di interferire.
Simulatore didattico
Perturbazione della quantità di moto e perdita di visibilità
Confronta un calcio deterministico con una redistribuzione di impulsi. Il modello mostra perché una media invariata non implica una distribuzione invariata.
Limite del modello: questa simulazione è qualitativa. Non riproduce integralmente gli apparati di Scully, Storey, Dürr o Xiao; separa visivamente media, varianza, distinguibilità, redistribuzione del momento e successiva propagazione. Con L = 0, la perturbazione resta visibile soltanto nella distribuzione degli impulsi trasferiti; aumentando L, le componenti +q e -q producono effetti osservabili nello spazio delle posizioni. I picchi di P(Δp) sono leggermente smussati soltanto per renderli visibili: tale smussamento grafico non viene incluso nella varianza calcolata.