📐 Una norma, due rappresentazioni: posizione e impulso
Uno stato quantistico normalizzato può essere descritto attraverso una funzione della posizione oppure attraverso una funzione della quantità di moto. Le due descrizioni hanno forme diverse, unità diverse e distribuzioni di probabilità diverse. Tuttavia rappresentano lo stesso stato: passando dall’una all’altra, la probabilità totale deve restare uguale a uno.
Il punto da chiarire non è quindi come dividere un vettore per la sua norma, ma come riconoscere la stessa normalizzazione quando cambiano le coordinate matematiche. La trasformata di Fourier offre un caso particolarmente istruttivo: i suoi prefattori non sono dettagli decorativi, perché collegano correttamente ampiezze, densità e misure d’integrazione.
🧭 Cambiare rappresentazione non significa cambiare il sistema
Consideriamo una particella senza spin, descritta a un istante fissato sulla retta reale. Indichiamo il suo stato astratto con |Ψ⟩. La funzione ψ(x) = ⟨x|Ψ⟩ esprime le ampiezze nella rappresentazione della posizione; la funzione φ(p) = ⟨p|Ψ⟩ esprime le ampiezze nella rappresentazione dell’impulso, cioè della quantità di moto canonica. Nel problema qui adottato, privo di campo vettore, questa coincide con la quantità di moto meccanica.
La scelta di scrivere ψ oppure φ non esegue una misura e non fa evolvere la particella. È un cambiamento della descrizione. Una misura della posizione e una misura dell’impulso sono invece procedure fisiche differenti, alle quali il medesimo stato assegna distribuzioni differenti.
Possiamo avere una distribuzione molto concentrata in posizione e una distribuzione molto estesa in impulso. Ciò non contraddice la normalizzazione: essere normalizzati significa avere probabilità totale unitaria, non possedere la stessa forma o lo stesso valore massimo.
🌊 Il prefattore che rende unitaria la Fourier
Fissiamo una convenzione esplicita. Tutti gli integrali seguenti si estendono da −∞ a +∞. Il passaggio dalla posizione all’impulso è:
φ(p) = 1/√(2πℏ) ∫ ψ(x) exp(−ipx/ℏ) dx.
L’inversa è:
ψ(x) = 1/√(2πℏ) ∫ φ(p) exp(+ipx/ℏ) dp.
La costante ℏ è la costante di Planck ridotta. Il rapporto px/ℏ è adimensionale, come deve esserlo l’argomento dell’esponenziale. Il prefattore rende questa trasformazione unitaria fra gli spazi delle ampiezze con misure dx e dp.
Ne segue l’identità di Plancherel, spesso richiamata in questo contesto come identità di Parseval:
∫ |ψ(x)|² dx = ∫ |φ(p)|² dp.
Se il primo integrale vale uno, anche il secondo vale uno. Non serve un secondo fattore arbitrario per normalizzare φ: la convenzione della trasformata ha già incorporato ciò che occorre. Altre convenzioni di Fourier sono lecite, purché si adeguino coerentemente l’inversa e la formula del prodotto interno.
Per funzioni sufficientemente regolari e decrescenti, l’identità può essere ricavata inserendo l’inversa nel prodotto interno. Il nucleo oscillante soddisfa, nel senso delle distribuzioni:
1/(2πℏ) ∫ exp[ip(x−x′)/ℏ] dp = δ(x−x′).
La delta di Dirac elimina l’integrazione sulla seconda coordinata e restituisce lo stesso prodotto interno. Per una funzione generica a quadrato integrabile, il significato rigoroso della Fourier è la sua estensione unitaria nello spazio L²: non è necessario che l’integrale ordinario converga assolutamente in ogni punto.
📏 Numero d’onda e impulso: due densità da distinguere
Nell’analisi di Fourier si usa spesso il numero d’onda k, legato all’impulso dalla relazione p = ℏk. La trasformata unitaria rispetto a k si scrive:
χ(k) = 1/√(2π) ∫ ψ(x) exp(−ikx) dx.
Anche questa ampiezza soddisfa ∫ |χ(k)|² dk = 1. Tuttavia χ e φ non sono la stessa funzione alla quale è stata semplicemente cambiata l’etichetta dell’asse. Poiché dp = ℏ dk, la relazione corretta è:
φ(p) = χ(p/ℏ)/√ℏ.
Il fattore 1/√ℏ garantisce che |φ(p)|² dp e |χ(k)|² dk assegnino la stessa probabilità a intervalli corrispondenti. Se si sostituisse soltanto k con p/ℏ, senza modificare l’ampiezza, si otterrebbe una densità con dimensioni e normalizzazione scorrette rispetto a dp.
La distinzione è controllabile anche attraverso le unità: ψ ha dimensione lunghezza elevata a −1/2; χ ha dimensione lunghezza elevata a +1/2; φ ha dimensione impulso elevato a −1/2. Le densità non sono numeri puri. Sono i loro integrali rispetto alla variabile appropriata a produrre probabilità adimensionali.
Punto chiave. Il valore della densità dipende dalla variabile e dalle unità scelte. La probabilità di un insieme di esiti fisicamente corrispondente non cambia quando si riscrive quello stesso insieme usando p oppure k.
🔬 Un pacchetto gaussiano seguito nelle due rappresentazioni
Costruiamo un esempio matematico, senza attribuirlo a un esperimento. Scegliamo una posizione centrale x₀, un impulso centrale p₀ e un parametro σ > 0 con dimensione di lunghezza. La funzione normalizzata è:
ψ(x) = (2πσ²)−1/4 exp[−(x−x₀)²/(4σ²)] exp[ip₀(x−x₀)/ℏ].
Il suo modulo quadrato è una densità gaussiana con media x₀ e deviazione standard σ:
|ψ(x)|² = 1/√(2πσ²) exp[−(x−x₀)²/(2σ²)].
La fase oscillante non modifica questa distribuzione spaziale. È però parte dello stato e determina la posizione centrale della distribuzione dell’impulso. Applicando la Fourier nella convenzione stabilita si trova:
φ(p) = [2σ²/(πℏ²)]1/4 exp[−σ²(p−p₀)²/ℏ²] exp[−ipx₀/ℏ].
Il risultato si ottiene ponendo y = x−x₀ nell’integrale: la parte da integrare è una gaussiana moltiplicata per exp[−i(p−p₀)y/ℏ]. Il completamento del quadrato produce il termine gaussiano in p−p₀; la traslazione lascia il fattore exp[−ipx₀/ℏ]. Il modulo quadrato è:
|φ(p)|² = √[2σ²/(πℏ²)] exp[−2σ²(p−p₀)²/ℏ²].
Questa densità ha media p₀ e deviazione standard σp = ℏ/(2σ). L’integrale resta uno per qualunque σ positivo. Allargando il pacchetto in posizione, la distribuzione dell’impulso si restringe; restringendolo in posizione, si allarga. In questo esempio il prodotto delle deviazioni standard vale ℏ/2. Il risultato caratterizza la gaussiana scelta e non significa che ogni stato abbia lo stesso prodotto.
Un controllo ulteriore riguarda gli intervalli. La probabilità di trovare la posizione fra x₀−σ e x₀+σ vale erf(1/√2), circa 0,682689. La probabilità di trovare l’impulso fra p₀−σp e p₀+σp ha lo stesso valore perché entrambe le densità dell’esempio sono gaussiane. Questa uguaglianza per intervalli di una deviazione standard è specifica dell’esempio; l’invarianza generale riguarda la norma totale.
🎛️ La fase conta anche quando la norma non cambia
Il pacchetto appena costruito permette di separare due operazioni. Traslare x₀ modifica la distribuzione della posizione e introduce una fase nell’ampiezza dell’impulso. Modificare p₀ lascia invariata la densità della posizione ma sposta la distribuzione dell’impulso. La normalizzazione rimane intatta in entrambi i casi.
Ne consegue che conoscere |ψ(x)|² non basta a calcolare, in generale, |φ(p)|². Per trasformare lo stato occorre l’ampiezza complessa ψ, inclusa la fase. Fare la Fourier della densità |ψ|² è un calcolo differente: non produce la funzione d’onda dell’impulso.
Questa distinzione è essenziale quando si rappresentano dati in un programma. Un grafico positivo della distribuzione spaziale può sembrare completo, ma ha già scartato un’informazione necessaria per prevedere altre osservabili. Anche due stati con la stessa norma possono essere fisicamente distinguibili.
🧮 Quattro componenti: una trasformata discreta verificabile
Passiamo a un modello finito con N componenti in una base ortonormale. La trasformata discreta nella convenzione unitaria è:
dk = 1/√N Σj=0N−1 cj exp(−2πijk/N).
Essa conserva Σ |dk|² = Σ |cj|². Per vedere concretamente cosa significa, scegliamo N = 4 e il vettore c = (1, 1, 0, 0)/√2. La distribuzione nella base iniziale è (1/2, 1/2, 0, 0). La trasformata produce:
d = (1/√2, (1−i)/(2√2), 0, (1+i)/(2√2)).
I moduli quadrati diventano (1/2, 1/4, 0, 1/4). Sono cambiati gli esiti possibili e i loro pesi nella nuova base, mentre la somma è ancora uno. Non è necessario che le probabilità siano conservate componente per componente: è la norma complessiva a essere invariante.
Una FFT che ometta il prefattore nell’andata restituisce invece F = √N d. Nell’esempio, Σ |Fk|² vale 4. Il numero non segnala una perdita della validità quantistica: segnala che quei valori usano una convenzione diversa. Nella documentazione di SciPy, l’opzione norm="ortho" applica 1/√N in entrambe le direzioni; la convenzione predefinita non normalizza l’andata e applica 1/N al ritorno.
La QFT su un registro quantistico è unitaria e incorpora un fattore 1/√N, con un segno nell’esponenziale che dipende dalla definizione di andata e inversa. Questa parentela matematica non rende una FFT eseguita su un computer classico un esperimento quantistico. Inoltre ottenere le ampiezze mediante una simulazione è diverso dal campionare esiti attraverso misure su un registro.
💻 Dal reticolo al continuo: conservare uno non basta
Quando la DFT viene usata per approssimare una funzione d’onda continua, occorre anche collegare i passi delle due griglie. Su N punti uniformi separati da Δx, la spaziatura coniugata nell’impulso è:
Δp = 2πℏ/(NΔx).
Si possono rappresentare i campioni con cj = √Δx ψ(xj) e le componenti trasformate con dk = √Δp φ(pk). Con indici, origini e fattori di fase coerenti, la DFT unitaria collega questi coefficienti. Gli indici superiori a metà della griglia vengono interpretati come frequenze negative secondo l’ordinamento del software; l’origine non va dedotta dalla sola posizione di una colonna sul grafico.
La norma discreta può essere conservata esattamente mentre l’approssimazione della fisica continua rimane insufficiente. Un dominio troppo corto esclude parte delle code; un passo troppo grande non risolve oscillazioni rapide; la trasformata finita incorpora una struttura periodica. Anche un errore di etichettatura dell’asse può lasciare la norma perfetta e attribuire valori d’impulso sbagliati alle componenti.
Per questo un controllo numerico sensato confronta anche risultati ottenuti ampliando il dominio e raffinando la griglia. Nell’esempio gaussiano si possono verificare posizione del centro, larghezza e probabilità degli intervalli, confrontandole con le formule analitiche. La conservazione della norma è necessaria per la convenzione unitaria, ma non certifica da sola la correttezza del modello.
📊 Che cosa si può controllare sperimentalmente
L’identità di Plancherel è matematica. Per confrontare il modello con dati fisici occorre invece preparare molte copie equivalenti del sistema e misurare, su insiemi distinti, posizione oppure impulso. Un cambiamento della descrizione sulla carta non registra automaticamente entrambe le grandezze sul medesimo sistema.
Per la gaussiana costruita, 10.000 misure indipendenti ideali della posizione danno un numero atteso di circa 6.826,9 risultati entro una deviazione standard dal centro. La deviazione standard binomiale dei conteggi è circa 46,5. Non si tratta di dati raccolti: sono previsioni del modello. Nel confronto reale vanno considerate risoluzione, calibrazione, preparazione e completezza degli esiti.
Deviazioni sistematiche e riproducibili, maggiori delle incertezze e persistenti dopo controlli indipendenti, metterebbero in discussione la descrizione operativa adottata. Ricalibrare arbitrariamente gli assi o rinormalizzare i dati per ottenere una somma unitaria non costituisce una verifica della previsione.
🔗 Connessioni e limiti del risultato
L’analisi funzionale chiarisce come la Fourier preservi il prodotto interno anche negli spazi a dimensione infinita. L’elaborazione dei segnali fornisce strumenti per distinguere convenzioni, campionamento e aliasing. La metrologia ricorda che una densità cambia valore numerico al cambiare delle unità, mentre una probabilità integrata resta adimensionale. Queste connessioni diventano utili proprio quando si deve trasferire una formula in un calcolo o in una misura.
La trattazione riguarda un singolo grado di libertà continuo sulla retta e un modello discreto esplicitamente distinto. Sistemi con spin, campi vettori o condizioni al contorno richiedono specificazioni ulteriori. Non viene ricostruito uno stato da due soli grafici positivi e non viene proposta una soluzione del problema della misura.
La conclusione operativa è precisa: la normalizzazione appartiene allo stato e al prodotto interno, non alla forma particolare del suo grafico. Cambiare rappresentazione redistribuisce le ampiezze secondo una trasformazione controllata; cambiare variabile richiede la misura corretta; cambiare convenzione numerica richiede prefattori coerenti. Solo distinguendo questi passaggi si può leggere uno spettro senza confondere la probabilità totale con l’altezza, la larghezza o il numero delle sue componenti.
Laboratorio di meccanica quantistica
La stessa norma, distribuzioni diverse
Modifica lo stato e osserva come cambiano le probabilità nelle rappresentazioni della posizione e dell’impulso.
1. Il pacchetto gaussiano
Usiamo coordinate numeriche riscalate, con ℏ = 1. La larghezza in posizione è σ; quella nell’impulso è σp = 1/(2σ).
La fascia colorata copre una deviazione standard dal centro: probabilità ≈ 68,27% in entrambi i grafici, per questa famiglia gaussiana. Gli assi hanno intervalli fissi, da −10 a 10; le densità hanno unità inverse della rispettiva variabile.
2. Quattro componenti e una fase
Lo stato di ingresso è c = (1, exp(iθ), 0, 0)/√2. La fase relativa cambia lo stato anche se le probabilità iniziali restano (½, ½, 0, 0).
dk = (1/√4) Σj=03 cj exp(−2πijk/4)
| Indice | cj | |cj|² | dk | |dk|² |
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