Una particella, uno spettro per ogni osservabile
La parola «quanto» può suggerire un mondo nel quale ogni grandezza procede per gradini. La meccanica quantistica descrive una situazione più articolata: alcune osservabili hanno valori separati, altre ammettono intervalli continui. Per distinguere i due casi bisogna specificare quale grandezza misuriamo e quale operatore, con il suo dominio, la rappresenta.
Una stessa particella può avere energia discreta e posizione continua. Costruiremo un esempio di questo tipo, abbastanza semplice da esplorare senza conoscere il calcolo degli operatori. Il confronto permetterà anche di separare tre oggetti: lo spettro dell’osservabile, la distribuzione assegnata dallo stato e il registro prodotto dallo strumento.
Che cosa aggiunge la nozione di spettro
Per una matrice autoaggiunta a dimensione finita, lo spettro coincide con l’insieme degli autovalori: i numeri a per cui esiste un vettore non nullo u tale che Au = au. Passando a spazi di dimensione infinita, lo spettro può contenere anche valori ai quali non corrisponde alcun autovettore normalizzabile.
La definizione generale considera A − λI. Un numero λ è fuori dallo spettro quando questo operatore possiede un’inversa limitata definita su tutto lo spazio di Hilbert. I valori che non soddisfano tale requisito appartengono allo spettro. Per le osservabili autoaggiunte lo spettro è reale.
Non occorre applicare questa definizione astratta per utilizzare il laboratorio. Il suo significato è però decisivo: cercare soltanto normali autovettori non basta a trovare tutti i valori spettrali. Negli esempi discreti qui discussi, gli autovalori sono isolati e hanno autostati normalizzabili. Nella terminologia specialistica «spettro puntuale», cioè l’insieme di tutti gli autovalori, e «spettro discreto» non sono sinonimi universali.
Due pareti che selezionano le energie
Consideriamo una particella di massa m confinata lungo un segmento di lunghezza L. Fra le pareti il potenziale è zero; le pareti sono idealmente impenetrabili. Il modello prende il nome di pozzo infinito unidimensionale. Non descrive pareti materiali di altezza infinita: rappresenta un limite matematico utile per isolare l’effetto del confinamento.
L’Hamiltoniano all’interno agisce come Hψ = −ℏ²ψ″/(2m), con condizioni al contorno ψ(0) = ψ(L) = 0. Le soluzioni stazionarie normalizzate e le energie sono:
ψₙ(x) = √(2/L) sin(nπx/L); Eₙ = n²π²ℏ²/(2mL²), con n = 1, 2, 3, …
Le condizioni alle due pareti ammettono un numero intero di mezze lunghezze d’onda. Il valore n = 0 darebbe la funzione nulla, che non rappresenta uno stato. Definendo E₁ = π²ℏ²/(2mL²), i livelli diventano E₁, 4E₁, 9E₁, 16E₁ e così via. Sono discreti, infiniti e non equidistanti.
Se l’energia è misurata su copie preparate nel solo stato ψ₂, il risultato ideale è sempre 4E₁. Il fatto di non registrare E₁ non lo elimina dallo spettro: quel livello resta ammesso dall’Hamiltoniano, ma la preparazione scelta gli assegna probabilità zero.
La posizione resta continua nello stesso sistema
Misuriamo ora la posizione sulle copie preparate allo stesso modo. Lo spazio degli stati è L²(0,L); l’operatore posizione moltiplica la funzione d’onda per x. Il suo spettro è l’intervallo chiuso [0,L]. Non compare una lista di posizioni associate ai numeri n delle energie.
Per il livello n, la densità della posizione è |ψₙ(x)|² = (2/L) sin²(nπx/L). La probabilità di un intervallo si ottiene integrando questa densità. Una posizione esatta non è rappresentata da un autovettore ordinario di L²; la notazione ideale |x⟩ usa autostati generalizzati, già introdotti nello studio dello spazio di Hilbert.
La chiusura [0,L] include le pareti nello spettro, ma non assegna loro una probabilità puntuale positiva. La probabilità di ogni singolo punto è zero per queste distribuzioni. Questo vale anche per i punti interni dove la densità è positiva: un integrale su un insieme di lunghezza nulla resta zero.
Non c’è contraddizione con il fatto che ogni prova fornisca un risultato. Un intervallo continuo contiene un’infinità non numerabile di valori: la sua probabilità non si calcola sommando le probabilità dei punti come se fossero un elenco discreto. Uno strumento reale registra inoltre un intervallo di risoluzione finita.
Un confronto con numeri leggibili
Per eliminare unità e costanti dal grafico usiamo u = x/L: la parete sinistra è u = 0, quella destra u = 1. La densità rispetto a u è fₙ(u) = 2 sin²(nπu). Non è una probabilità puntuale: la probabilità è l’area sotto la curva fra due valori.
Scegliamo la fascia centrale, da u = 0,40 a u = 0,60. La probabilità nel livello n si calcola con:
Pₙ([a,b]) = (b − a) − [sin(2nπb) − sin(2nπa)]/(2nπ).
La formula deriva direttamente dall’integrale di 2 sin²(nπu). Per n = 1 restituisce circa 38,71%; per n = 2 circa 4,86%. Nel secondo livello la funzione d’onda ha un nodo al centro: la fascia scelta raccoglie quindi molta meno probabilità. Questa differenza riguarda lo stato, mentre lo spettro della posizione rimane [0,L] in entrambi i casi.
Stessa scatola, due preparazioni e due osservabili| Preparazione | Energia ideale | Posizione nella fascia centrale |
|---|---|---|
| Solo livello 1 | E₁ con probabilità 100% | Circa 38,71% |
| Solo livello 2 | 4E₁ con probabilità 100% | Circa 4,86% |
| Metà livello 1, metà livello 2 | E₁ oppure 4E₁, ciascuna al 50% | Circa 21,79% |
L’ultima riga descrive una miscela statistica: ogni copia viene preparata al livello 1 oppure al livello 2, con uguale probabilità. Le densità si mediano e la probabilità della fascia è la media dei due valori precedenti. Non stiamo preparando una sovrapposizione coerente: quella richiederebbe anche la fase relativa e produrrebbe, in generale, termini di interferenza.
La media dell’energia della miscela è 2,5E₁. Nessuna singola misura ideale dell’energia fornisce però 2,5E₁: nella preparazione scelta si registrano soltanto E₁ e 4E₁. Un valore medio può dunque cadere fuori dallo spettro senza introdurre un nuovo livello energetico.
Come usare il laboratorio
Il banco interattivo parte dalla miscela delle due preparazioni. Un pulsante esegue una prova per ciascuna osservabile; un altro ne esegue cento. Le misure di energia e posizione riguardano insiemi distinti di copie, preparate con la stessa regola. Non rappresentano due misure successive sulla medesima particella.
Il grafico dell’energia mostra i primi quattro livelli, alle loro distanze corrette. Quello della posizione affianca la densità prevista ai conteggi raggruppati. Cambiando il numero di contenitori dell’istogramma, le stesse posizioni vengono ripartite fra fasce più strette o più larghe: non si modifica l’operatore posizione.
Questa prova aggiunge un controllo al semplice confronto visivo. Con sedici contenitori vediamo sedici categorie nel registro, ma il modello continua a generare coordinate lungo l’intervallo. I contenitori discretizzano la rappresentazione dei risultati; non trasformano il continuo fisico assunto dal modello in una sequenza di siti.
I cursori permettono di scegliere una fascia e leggere sia la probabilità esatta del modello sia la frequenza della serie simulata. Cambiare fascia o contenitori conserva le prove; cambiare preparazione le azzera. In questo modo ogni confronto statistico resta associato a condizioni definite.
Quando discreto e continuo convivono nello spettro dell’energia
Nel pozzo infinito l’energia ha soltanto livelli discreti. Rendendo il pozzo di profondità finita e lasciando spazio libero all’esterno, possono comparire sia livelli legati discreti sia un continuo di energie di diffusione. Ponendo a zero il potenziale lontano dal pozzo, gli stati legati del comune pozzo attrattivo hanno energie negative; il continuo inizia a zero.
Non basta dunque pronunciare la parola «energia» per conoscere la forma dello spettro. Servono il potenziale, il dominio spaziale e le condizioni al contorno. Anche «discreto» non significa «equidistante»: i livelli del pozzo infinito crescono come n².
Che cosa il grafico consente di concludere
Il laboratorio è una simulazione classica delle probabilità di un modello quantistico ideale. I valori numerici delle fasce sono deduzioni delle formule, non misure di laboratorio. La precisione finita del computer e i punti usati per disegnare la curva non costituiscono ipotesi sulla granularità dello spazio.
Nel confronto con un apparato reale, una successione di picchi può essere allargata dalla risposta del rivelatore; livelli molto vicini possono restare irrisolti. Viceversa, una distribuzione continua può essere registrata in pochi canali. La forma del registro va confrontata con un modello dello strumento prima di attribuirla allo spettro dell’osservabile.
Il criterio acquisito è operativo: l’operatore stabilisce la struttura spettrale; la preparazione assegna i pesi; il sistema di lettura raggruppa e risolve i risultati. La particella fra due pareti permette di verificare queste tre funzioni senza confonderle: livelli separati nell’energia, intervalli continui nella posizione e conteggi finiti sullo schermo.
LABORATORIO · SPETTRO DISCRETO E CONTINUO
Stessa particella, due domande diverse
L’energia ha livelli separati. La posizione può cadere lungo tutto l’intervallo fra le pareti. Prova entrambe le misure su copie preparate nello stesso modo.
- Lascia la preparazione iniziale e premi «100 prove per ciascuna misura».
- Confronta le energie registrate con i punti della posizione.
- Cambia il numero di contenitori: cambierà il grafico dei conteggi, non lo spettro della posizione.
Nessuna prova eseguita.
1. Quanto vale l’energia?
Le linee indicano valori ammessi; i punti pieni indicano livelli popolati dalla preparazione.
| Energia | Prevista | Registrata |
|---|
Sono mostrati i primi quattro livelli: 1, 4, 9 e 16 volte E₁. Il modello contiene anche 25 E₁, 36 E₁ e così via. Le energie intermedie, per esempio 2 E₁, non appartengono allo spettro.
2. Dove viene rilevata?
La curva è la densità prevista. Le colonne contornate mostrano i conteggi della serie, convertiti in densità per confrontarli con la curva.
Linea continua: teoria · Colonne: serie simulata · Fascia ambra: intervallo scelto · Punti: ultime 60 posizioni.
L’asse orizzontale è u = x/L: 0 è la parete sinistra, 1 quella destra. L’asse verticale è una densità rispetto a u. Un’altezza maggiore di 1 non è una probabilità maggiore del 100%.
Esplora un intervallo della posizione
Riduci l’intervallo: la probabilità della fascia tende a zero. Un punto esatto ha probabilità zero in questa distribuzione continua; ciò resta compatibile con la registrazione di un risultato in ogni prova.
Confronta i conteggi di tutti i contenitori
| Intervallo u | Prevista | Registrata | Conteggio |
|---|
Il modello e le formule, per chi vuole approfondire
Particella in un pozzo infinito unidimensionale di larghezza L e massa m, con pareti fisse. E₁ = π²ℏ²/(2mL²), Eₙ = n²E₁. Per il solo livello n, la densità in u è fₙ(u) = 2 sin²(nπu).
La preparazione iniziale è una miscela statistica: metà delle copie al livello 1 e metà al livello 2. Non è una sovrapposizione coerente. La densità è la media delle due densità: f(u) = sin²(πu) + sin²(2πu).
La probabilità di un intervallo [a,b] nel livello n è (b−a) − [sin(2nπb)−sin(2nπa)]/(2nπ). Per la miscela si fa la media. I contenitori sono un modo di raggruppare il registro; non impongono posizioni discrete al modello.
Ogni pressione simula due insiemi distinti di copie: uno misurato in energia e uno in posizione. Nessuna misura successiva sulla stessa copia è simulata. Cambiare preparazione azzera entrambi i registri; cambiare contenitori o intervallo conserva i risultati.